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LAMINITE
Seppur non così frequente, la laminite è la più grave e pericolosa forma di zoppia, tanto che potrebbe avere esiti mortali.
La gravità della laminite è data dal fatto che, essendo una patologia sistemica, anche se si evidenzia attraverso una zoppia del piede ( in genere entrambi gli anteriori), essa coinvolge tutto l’organismo del cavallo, dall’intestino passa a tutti gli organi, squilibrando l’intero organismo; la zoppia è solo il segno più marcatamente visibile di una battaglia che si combatte all’interno del cavallo.
La laminite si manifesta improvvisamente senza alcun preavviso, il cavallo comincia a sudare ed arretrare, il suo peso all’indietro e rimane in quella posizione che lo fa sembrare un rombo.
La respirazione si fa affannosa ( tachiapuea) e la temperatura degli zoccoli colpiti, aumenta.
Le arterie digitali che si trovano sui lati esterni ed interni del nodello e della pastoia, pulsano violentemente.
Il cavallo non dalla gamba e piò muoversi solo con molta fatica, anche se incitato.
Questi segni nefasti sono inconfondibili anche ai meno esperti, perché la laminite, essendo la regina delle zoppie gravi, viene descritta in qualsiasi trattato che riguarda il cavallo.
Le carenze più comuni sono in primis, una predisposizione, come per tutte le più gravi forme di malattia;
Fattori scatenanti, sono abbondante ingestione di cereali ( ORZO- MAIS) tanto che i Romani la chiamavano ordeite da ordeum-orzo.
Da un episodio successo durante una battaglia, una notte i cavalli hanno trovato il cancello aperto del magazzino deposito, qui era custodito l’orzo. Dopo aver mangiato tutta la notte, il mattino successivo, i cavalli si presentavano tutti con gli stessi sintomi laminitici.
I tempi della sua manifestazione sono brevissimi, partendo da un sovraccarico di cereali, l’intossicazione si verifica dopo circa tre ore e la zoppia è osservata solitamente tra le 16 e 24 ore dopo l’ingestione.
Ho descritto la causa più comune, la laminite da cereali anche se ultimamente si sono scoperti altri fattori scatenanti quali ad esempio:
LAMINITE DA PARTO
LAMINITE DA ERBA LUSSUREGGIANTE
LAMINITE DA INFEZIONE
LAMINITE VIRALE
LAMINITE DA AVVELENAMENTO
LAMINITE DA STRESS
LAMINITE DA FARMACI
LAMINITE DA COMPRESSIONE MECCANICA

 

PATOGENESI
L’inizio della malattia chiamata patogenesi, comincia con una serie d’eventi concatenati tra loro che creano un concerto perverso.
L’evento primario, parte dall’intestino ceco dove esiste una popolazione di batteri in equilibrio tra loro, che è sbilanciata dall’ingestione di un eccesso di cereali.
I batteri così squilibrati da un meccanismo biochimico, esplodono, immettendo nel sangue delle sostanze tossiche.
Queste tossine agirebbero come degli interruttori sui recettori del microcircolo venoso ed arterioso dello zoccolo.
I recettori del microcircolo hanno la funzione di allargare o restringere i capillari, in questo caso, le tossine agirebbero sui recettori( alfa) che restringono i capillari.
Il restringimento dei capillari, impedisce il passaggio del sangue che è defluito in percorsi alternativi forzati chiamati SHUNT o SHUNTING lasciando una zona povera di nutrizione ( ischemia) e una zona iper irrorata ( infiammazione).
Se questa situazione permane per oltre tre ore, la zona ischemica comincia a degenerare con l’inizio della necrosi di un tessuto lamellare, ( da qui il termine laminite)
Il tessuto lamellare che tiene coesa ed in asse la terza falange, perdendo consistenza, cede sotto la trazione del tendine flessore delle falangi e comincia la rotazione verso il basso della terza falange che con la punta tende ad incunearsi sotto la suola.
La deformazione dello zoccolo si verifica principalmente sotto la suola che da concava diventa convessa.
Molte volte, nei casi più gravi c’è proprio una fuoriuscita della punta della terza falange ( o triangolare) che riesce a sfondare la suola:
Quest’esposizione riassunta in poche righe da solo il senso ad una malattia dai meccanismi complicatissimi in parte ancora sconosciuti in cui la ricerca da parte di tutte le università del mondo, non ha ancora messo a punto una terapia decisiva

 

PERCHE’ IL CAVALLO DEVE CAMMINARE SUI TALLONI
Il cavallo colpito da laminite, con danni ormai irreversibili, per potersi sostenere evitando per quanto possibile il dolore, deve necessariamente camminare sui talloni, che sono l’unica parte integra del grave processo degenerativo.
Classica è la postura a rombo col peso spostato all’indietro detta anche postura antalgica, che è la manifestazione generale visibile in prima istanza di qualsiasi cavallo colpito da laminite.

 

E’ inutile chiamare il maniscalco
Tantissime volte sono stato chiamato d’urgenza per casi di laminite da parte del proprietario che non sapeva riconoscere i segni ( per altro facilissimi) di una laminite o perché sperava qualche cosa di altro o perché convinto che in qualche modo la zoppia fosse di competenza del maniscalco.
In fase acuta, il cavallo a mala pena riesce a stare in piedi, chi può alleviarlo da una situazione così drammatica sono solo ed esclusivamente le cure mediche che per altro devono essere somministrate tempestivamente.
Il maniscalco in questa fase non serve come operatore, può servire solo come interlocutore tra il proprietario ed il veterinario e per stabilire, solo quando la fase acuta è terminata, un programma di ferrature terapeutiche.
Su queste ferrature, ho le mie idee
Solamente quando il cavallo è uscito dalla fase acuta, i danni sono divenuti irreversibili, la terza falange ha avuto un processo di rotazione ed oramai si è stabilizzata, l’andatura del cavallo si adatta a questa nuova situazione che sarà di disagio nei movimenti iniziali.
Il cavallo fatica un po’ a partire perché è obbligato a camminare sui talloni, però con l’andar del tempo, questa nuova situazione diventa la normalità e a questo punto direi che il maniscalco può fare qualcosa per rendere più agevole la deambulazione.
Secondo le mie esperienze, i risultati migliori li ho ottenuti ferrando il cavallo come desiderava essere ferrato!
Il cavallo colpito da laminite cronica, può garantirsi un’andatura antalgica, solo camminando sui talloni, perché sulla punta grava come un cuneo, l’apice della terza falange, ormai irrimediabilmente fuori squadra.
In pratica applicherò un ferro molto largo e svasato sulla punta, per proteggere quella zona dove la sensibilità è sempre notevole e farò terminare i talloni del ferro come una lama da coltello ( bietta) per favorirlo a scaricare ancora di più le reazioni del terreno sui talloni.
In questo modo anche l’angolo dell’osso triangolare, viene ad allinearsi col piano della suola, limitando il pericolo di un eventuale perforazione.
Con questo tipo di ferratura, il cavallo no guarisce, migliora notevolmente la sua andatura.
Studi recenti, fatti in Germania, consiglino un tipo un tipo di ferratura opposta, cioè una ferratura alta sui talloni, giustificata dal fatto che verrebbe a diminuire la tensione del tendine flessore profondo, responsabile solo meccanicamente della rotazione.
In linea del tutto teorica, il discorso non fa una piega, peccato che non funzioni, avendo provato questo tipo di ferratura su diversi soggetti, il peggioramento è stato immediato.
In sede di dibattimento mi è stato spiegato che il peggioramento sarebbe stato solo per pochi giorni, poi il cavallo avrebbe dato risposte positive.
Dalle mie esperienze e da quelle di tanti miei colleghi, penso che continuerò ad abbassare al massimo i talloni dei cavalli con laminite cronica, visto i risultati sempre soddisfacenti e durevoli nel tempo, solo quando vedrò con i miei occhi risultati migliori, potrò cambiare idea.
IL DOTTORE

Solo il veterinario di grand’esperienza e la buona sorte, possono essere la soluzione per un buon esito e a questo proposito mi sono fatto le mie idee.
Da quando faccio questo mestiere, ho avuto modo di osservare centinaia di casi di laminite, forse troppo pochi, forse un numero sufficiente per creare categorie che diano una significativa predittività per ogni caso che mi si presenta.
Due cose sono importantissime, 1) diagnosi precoce 2) interrompere il circolo perverso del dolore

 

Non dimentichiamo che un dolore così atroce può provocare la morte.
Ho visto curare questa terribile patologia, da tanti veterinari con i più aggiornati protocolli che poi alla fine sono sempre gli stessi, ANTI infiammatori ANTI dolorifici ANTI coagulanti, qualche cavallo è guarito, tanti cavalli sono morti nel giro di tre o quattro giorni, i più rimangono claudicanti cronici per il resto della vita.
Un personaggio che non saprei come definire se medico o sciamano, perché sfugge a tutte le regole, di cui non posso fare nome, vanta un record imbattibile 100 su 100 trattati e guariti completamente.
Per riservatezza non posso nemmeno dire in cosa consiste la sua cura, posso solo dire che non è un farmaco veterinario, lo “stregone” è arrivato alla scoperta della sua azione solo casualmente.
Il dottore in questione è un personaggio fuori d’ogni norma, svolge la sua professione come una missione.
Non sussurra, ma parla direttamente coi cavalli, i quali come lui asserisce con convinzione, gli raccontano tutti i loro problemi di salute.
Lavora in continuazione, spostandosi da una parte all’altra dell’Italia con un’auto di oltre 25 anni (ne possiede tre tutte uguali).
E’ il personaggio più strano ed eccentrico che mai abbia conosciuto, di una cosa sono sicuro, lo ” Sciamano” sa guarire le laminiti.

Redazione
Fonte:  Il portale del cavallo
Articolo Di Vasco Cattafesta e Gianmaria Cattafesta
http://www.ilportaledelcavallo.it/articolo.asp?id_articolo=1325

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